L’altra sera ho assistito a Parma alla prima nazionale del documentario “Il suolo minacciato” di Nicola Dall’Olio, prodotto in collaborazione con Legambiente, WWF, circolo “Il Borgo”, LIPU e “Le città invisibili”.
Quello del consumo di suolo fertile è un problema di cui raramente si parla. Come afferma nel documentario il climatologo Luca Mercalli, il suolo è normalmente percepito dalla gente comune come quella cosa fangosa che si incolla sotto le scarpe quando piove, e ti sporca i pavimenti.
Il suolo è in realtà la chiave della chiusura di moltissimi i cicli biogeochimici che interessano il nostro pianeta. E’ nel suolo che si chiude il ciclo del carbonio (e quindi il suolo ha un ruolo chiave nella compensazione delle nostre emissioni di CO2 ), è sul suolo che noi spargiamo le deiezioni dei nostri animali da allevamento, è il suolo che da vita alle piante che coltiviamo e di cui ci nutriamo.
Il suolo non è però una risorsa rinnovabile! Un po’ come per petrolio e carbone, occorrono tempi geologici perché a partire dalla nuda roccia il lavoro degli agenti atmosferici, della vegetazione, della micro fauna, consenta di ottenere quello strato di materiale fertile per noi così importante. I casi in cui alla presenza di suolo fertile si associano poi le migliori condizioni per il suo sfruttamento in agricoltura (assenza di pendenza, presenza di acqua per irrigare …) non sono poi molte.
Una volta ricoperta di cemento, un area agricola non sarà MAI PIU’ recuperabile! E allora perché il solo cambio di destinazione d’uso fa schizzare alle stelle il prezzo di un metro quadrato di suolo?? Non è forse un controsenso? Perché l’escavazione di ghiaia è soggetta a tassazioni così irrisorie? Perchè ci stupiamo tanto se alla prima ondata di piogge i fiumi si ingrossano e colate di fango travolgono i centri abitati? Tutto ciò si chiama SCORRETTA GESTIONE DEL TERRITORIO!
Il documentario, che lascia per lo più parlare le immagini ed i protagonisti, è ambientato in Emilia Romagna, e mette alla luce come da “Food Valley” questa zona si stia lentamente trasformando in “Gru Valley”, proprio a seguito delle continue politiche speculative perpetrate in questi anni. I capannoni sorgono come funghi, per rimanere il più delle volte inutilizzati. Dai pochissimi dati disponibili in Italia, si evince ad esempio che nella sola provincia di Parma viene consumata ogni giorno un area di suolo pari a circa 1 campo da calcio (6000 m2) . Oltre l’80% dei suoli consumati ricade inoltre in aree di Classe I o II, ovvero i migliori suoli di cui disponiamo dal punto di vista della fertilità. Il tutto a fronte di una popolazione che aumenta in modo irrisorio e della presenza di enormi aree urbane-industriali degradate ed inutilizzate che potrebbero essere valorizzate e riqualificate.
Di tutto ciò ciò si dovrebbe tener conto sia in sede di approvazione di maxi-progetti come il “Motorcity” (con i suoi 4.5 milioni di m2 di suolo interessati !!), sia a livello di enti locali in sede di sviluppo dei piani regolatori comunali.
CLICCA SULL’IMMAGINE PER VEDERE IL VIDEO DI AMBIENTE ITALIA.
Non abbiamo più tempo, siamo sempre più in ritardo e non si può tornare indietro, ogni anno il peso da sostenere per salvaguardare la vita sulla terra in tutte le sue forme è sempre più grande; ogni specie che scompare si porta via con se qualcosa che non possiamo più permetterci di perdere.
Biodiversità vuol dire conservare lo stato dell’aria, dell’acqua e del posto in cui viviamo. Dobbiamo rispettare più che possiamo animali, piante, ecosistemi, abbiamo il dovere di fermarci e pensare a uno sviluppo diverso, la nostra vita è collegata a un filo molto sottile all’interno di un grande equilibrio che si sta piano a piano degradando.
Occorre quindi ripensare tutte le attività che continuano imperterrite questa distruzione, sto parlando di consumo del suolo, di cementificazione, di ogm, di uso di pesticidi, di globalizzazione, di inceneritori, di sfruttamento intensivo di terreni e di animali, di nucleare, di questa caccia usata in modo sconsiderato e di tutto ciò che mette a rischio questo delicato sistema già ampiamente compromesso.
Le nostre scelte devono essere pesate e consapevoli, occorre fare una legge nazionale che tuteli la biodiversità, come ha fatto Emilia Romagna e Toscana, che non deve essere emarginata solamente nei parchi nazionali.
AGGIORNAMENTO 01/02/2010: Castel del Giudice è un piccolo comune dell’Appennino molisano, in Provincia di Isernia, che testimonia come sia possibile scommettere, con successo, su un’agricoltura rispettosa dell’ambiente.
AGGIORNAMENTO 01/02/2010: Sarà un piccolo campo di 2-3 ettari, nel Comune di Vivaro (Pordenone), a ospitare, a partire da aprile, la prima coltivazione italiana di mais Ogm.
La nostra agricoltura sta vivendo un momento di grande crisi, ma non quella delle aziende, che investono parte dei loro utili per portare al consumatore un prodotto biologico e di qualità. Allora mi chiedo come mai, prima di tutto lo stato, ma anche la regione, arrivino a fare delle scelte che vanno esattamente nel verso contrario?
Parlo prima di tutto della decisione del consiglio di stato, di dare subito attuazione alla direttiva europea, che ha concesso ai paesi di coltivare mais OGM della Monsanto, attraverso la quale, Il ministro delle politiche agricole Zaia anche se contrario, avrà 90 giorni di tempo per far partire questo tipo di coltivazioni; andando oltre la volontà di regioni, province, comuni e cittadini.
Un bello schiaffo per l’agricoltura, che per l’esperienza di altri paesi, non vedrà assolutamente aumentare la sua produzione come vogliono convincerci, ne diminuire l’uso di pesticidi, distruggendo ancora di più l’equilibrio e la biodiversità del nostro paese.
L’altra scelta insensata riguarda la soluzione che si è trovato per la direttiva europea sui nitrati, che introduce dei limiti nello spargimento di azoto derivato anche da effluenti zootecnici per la salvaguardia delle acque superficiali e profonde.
AGGIORNAMENTO (oggi si scatenano tutti a parlare, nessuno ad agire): Non so’ se ridere o piangere per il piano messo in campo da Verona per mitigare l’inquinamento che abbiamo oggi (da Corriere OnLine) “Verona vieta di tenere il motore acceso ai bus al capolinea e a tutti i mezzi in sosta per carico e scarico, al semaforo o al passaggio a livello,vieta la climatizzazione di cantine, garage e ripostigli.“
Strabilianti le dichiarazioni sia dell’Ulss 20: “per prevenire i danni, soprattutto se le proprie condizioni di salute sono già compromesse, possono essere ridotti a uno solo: restare in casa durante i picchi d’inquinamento”, sia di Sboarina: “Ricordo dal 2005 a oggi le polveri sottili sono più che dimezzate e che la media giornaliera è oggi sotto i 40 microgrammi”. (Simone).
AGGIORNAMENTO (29/01/2010): di inquinamento si muore, anche nelle nostre città. Articolo su L’Arena di oggi l’allarme degli esperti medici (visto che delle denunce di noi cittadini nessuno si fida, vedi Cadebue, traforo delle Torricelle e Motorcity)
I nostri amministratori “padani” (non solo quelli con il fazzoletto verde nel taschino, sia chiaro) illuminati sono già stati condannati dalla commissione europea per l’inadeguatezza dei piani per la riduzione dell’inquinamento dell’aria e senza vergogna sono pronti a ripresentarsi tra un mese agli elettori vantanto mirabolanti risultati per il benessere dei loro concittadini.
E in piena emergenza (siamo da settimane fuori soglia massima) quali mirabolanti soluzioni vengono decise? L’inutile blocco del traffico alla domenica (per ora a Milano, ma vedrete che arriverà anche dalle nostre parti)!
Eppure basterebbe copiare: in Ticino (Svizzera) lo sforamento dei limiti di concentrazione delle pm10 in inverno provoca l’immediato abbassamento del limite di velocità nelle autostrade a 80km/h. Avete mai sentito parlare di interventi del genere in Italia e a Verona in particolare, con 2 delle autostrade più trafficate d’Europa nel pianerottolo di casa (A4 e A22)?
Invece di attuare piani strutturali per contenere e ridurre progressivamente il traffico su gomma (per esempio con sviluppo del trasporto su ferro e dei servizi di car sharing/pooling), in tutta la Pianura Padana è una continua e folle rincorsa a chi fa più strade e autostrade, senza riuscire ad ammettere che questo modello di sviluppo non ci porta proprio da nessuna parte!
Se aggiungiamo a questo quadro desolante l’assurda proposta rimbalzata su tutti i giornali poco tempo fa di aumentare il limite di velocità sulle autostrade fino a 150 km/h…
Guardate questa immagine prima di decidere se possiamo ancora andare avanti con questo modello di sviluppo.
(un affare pubblico/privato della Regione Veneto, in cui è coinvolta pure la Lega Nord e le sue contraddizioni politiche)
La Regione Veneto sta portando a buon fine un MOSTRO ecologico nei comuni di Vigasio e Travenzuolo della pianura a sud di Verona.
Un progetto che, nato come “semplice” circuito di 5 km per competizioni motoristiche, negli anni è diventato il progetto di una nuova città.
La commissione regionale di valutazione di impatto ambientale (VIA) del Veneto ha in corso d’approvazione uno sconvolgente progetto affaristico della dimensione di 4.560.000 mq.
Un’area estesa più di quella dell’Aeroporto di Verona e annessa base militare!
All’iniziale Autodromo, MOTORCITY sarà un CENTRO COMMERCIALE grande 5 volte la Grande Mela, un PARCO DIVERTIMENTI grande una volta e mezza Gardaland con un parcheggio da 44 mila posti auto (sono 3 mila quelli della Grande Mela ), un mega SHOW ROOM per le case automobilistiche, un POLO TECNOLOGICO universitario, una ZONA RESIDENZIALE e quasi dimenticavo, un casello dedicato sulla A22 con 29 porte (sono 20 a Verona sud ), una strada a 4 corsie di collegamento con il Motorcity e nei mesi scorsi è stato approvato un nuovo tratto di autostrada di 50 km tra i caselli di Nogarole e S. Bonifacio. La VIA provinciale stabilisce che saranno piantati 50 mila alberi e sarà energeticamente autosufficiente?
I terreni per buona parte sono già stati ceduti, sotto la velata minaccia di esproprio comunale, alla soc. “Autodromo del Veneto Spa” per circa 60 milioni (in media 15 euro/mq ca.)
L’operazione che coinvolge finanzieri e politici locali e non, nel luglio 2008 ha avuto il placet della Provincia di Verona con una controversa approvazione VIA, caratterizzata da singolari soluzioni tampone adottate per mitigare l’impatto ambientale e il traffico futuro delle auto (la medesima commissione provinciale aveva espresso un iniziale orientamento negativo sul progetto).
All’imponente progetto “Motorcity”, si aggiungono altri progetti: 1.050.000 mq di polo logistico, 1.100.000 mq del centro agro-alimentare e gli insediamenti produttivi/residenziali e logistici già approvati nei comuni confinanti di Mozzecane, Nogarole R. e Isola d/Scala.
Alla fine in un territorio agricolo largo meno di 20 chilometri si realizzeranno opere per 12 milioni di mq, ipotizzando il conseguente raddoppio della popolazione
Questo l’iter: la vicenda parte nel 1999 dall’idea di costruire l’AUTODROMO del Veneto. (scordando che ne esiste già uno ad ADRIA/ Rovigo).
A seguito dell’approvazione della L.R. 27/1999, si costituisce la soc. Autodromo Veneto SpA con capitale sociale 785.648 euro.
Questi i soci:
1) Società “Motor City Holding”, detiene il 48,01% della soc. Autodromo Veneto Spa. Appartiene alla Draco Spa (33,34%) e a Coopsette (66,66%) – quota appartenuta al bresciano GNUTTI e ceduta a Coopsette nel 2006. Inoltre la “Motor City Holding” concede a Autodromo Veneto un prestito obbligazionario di 857.296 euro con diritto d’opzione per conversione in azioni entro il 30.06.2009.
2) Soc. “Veneto sviluppo Spa” della Regione Veneto, detiene il 27% della Autodromo Veneto Spa.
3) I comuni veronesi di Vigasio e Travenzuolo, ciascuno con quote del 12% della Autodromo Veneto Spa.
NOTA: i tre enti pubblici possedevano il 51,44% del capitale della Autodromo Spa, ma con la conversione del prestito “Motor City Holding” in azioni (però NON PRIMA di aver acquisito le autorizzazioni urbanistiche) la loro partecipazione scenderà al 24,60%, mentre quella della soc. privata “Motor City Holding” salirà al 75,14% (rispettivamente 50,10% Coopsette e 25,04% Draco, completando l’affare!)
4) Fiduciaria Valverde srl con 0,55% di capitale della soc. Autodromo veneto SpA.
Con Accordo Quadro del 31.08.2004 a Brescia viene stabilito che all’approvazione degli strumenti urbanistici la soc. Autodromo Veneto sarà scissa in 2 società:
una (denominata”Società di Gestione”) sarà proprietaria dell’Autodromo (in cui soci pubblici storici avranno una partecipazione superiore al 15%),
la seconda sarà proprietaria di tutto il resto e sarà riservata solo alla Motor city holding
(Coopsette e Draco) la possibilità di fare aumenti di capitale sociale fino a possedere il 99%, quindi alla fine ai soci storici pubblici resterà l’1% e ai due comuni resterà solo 0,2353% del capitale, ovvero a Vigasio e Travenzuolo rischiano di non ottenere alcun benefico dal VERO AFFARE, ma resterà loro solo le conseguenze negative dalla devastazione del territorio.
Vista del progetto iniziale:
24.12.2004 (notte di NATALE! con voto non unanime) avviene il primo colpo di mano all’art. 13 della L.R. n. 35, nel quale si aggiunge che sono consentite “strutture connesse e complementari di intrattenimento, espositive, di ricerca, di servizio, turistico ricettive, produttive nonché commerciali al dettaglio di completamento, che potranno essere autorizzate dalla Giunta regionale in deroga agli obiettivi di sviluppo e nei limiti dimensionalidella grande distribuzione”.
25.02.2005 (ultimo giorno utile di fine legislatura regionale) all’art. 17 della L.R. n. 7 si sostituisce la dizione “nei limiti dimensionali della grande distribuzione” (del precedente art. 13 L.R. 35/2004) con “ai limiti dimensionali! Una modifica di pronomi che stravolge il fine iniziale e costituisce il secondo colpo di mano.
24 07 08 Commissione provinciale V.I.A. approva il progetto finale.
(da L’Arena del 26.08.08)
Secondo “ Michele Bertucco (esponente regionale della Legambiente del Veneto)
la Provincia inusualmente «ha permesso ai proponenti il progetto di ricevere il parere negativo inizialmente dato dalla Commissione il 18 luglio, che fino a prova contraria dovrebbe essere un documento interno e riservato».
Successivamente i presentatori del progetto, il 22 luglio, hanno inviato le loro controdeduzioni. Bertucco prosegue nella cronistoria della vicenda ricordando che il giorno seguente il presidente della Provincia, Elio Mosele, è stato ascoltato dalla Commissione Via «e il giorno dopo, il 24 luglio, i componenti della stessa Commissione hanno modificato il loro parere precedente dando l’assenso al progetto».
«Stiamo approfondendo sotto l’aspetto giuridico il fatto, poiché riteniamo che sia stato seguito un percorso anomalo e probabilmente ai limiti della legalità». Per rafforzare la sua tesi, Bertucco ricorda che anche che la stessa segreteria generale della Provincia di Verona ha evidenziato nel proprio parere allegato alla delibera di giunta di recepimento delle decisioni della Commissione Via, queste «amoralità procedurali».”
E’ vero che la commissione provinciale non ha potere decisionale definitivo.
Ora aspettiamo l’esito della decisiva V.I.A. della commissione Regionale: tuttavia c’è d’aspettarsi che non mancherà di avvallare il parere favorevole della Provincia di Verona.
Note dimensionali dei progetti previsti nel territorio in questione:
Il Motorcity occupa …………………………………………. 4.560.000 mq
Nello stesso ambito dei due comuni sono previsti:
il District Park di Vigasio (polo della logistica) per ……………1.050.000 mq
il Centro Agroalimentare di Travenzuolo per ………………….1.100.000 mq 6.710.000 mq
Totale:
Vanno aggiunti i progetti già decisi nei comuni confinanti:
a Mozzecane/Nogarole (art. 13 Paque) di …………………….…3.500.000 mq
a Nogarole (Porta del sud/insediam. Produttivi) di ………………1.000.000 mq
a Isola della scala (Centro intermodale) di ……………………. .. 700.000 mq 11.910.000 mq
Si prevedono:
20-23.000 nuovi posti di lavoro (Saranno in larga parte immigrati extracomunitari?)
e il probabile raddoppio della popolazione: altri 50.000 residenti
Ieri pomeriggio abbiamo partecipato al presidio organizzato dal coordinamento dei comitati contro Cadelbue in occasione della seduta del consiglio provinciale di Verona convocato per votare il documento di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) relativo alla gestione rifiuti della nostra provincia.
Durante la manifestazione Daniele Nottegar di Verona Reattiva ed altri rappresentanti del coordinamento hanno scandito con i megafoni i nomi degli amministratori diffidati dai comitati a riattivare l’inceneritore veronese di Cadelbue.
Grazie all’aiuto di Gianni e Sara abbiamo filmanto tutto, consiglio provinciale compreso! Nei prossimi giorni cerceremo di mettere online un po’ di materiale (da seguire gli interventi dell’assessore all’ambiente Coletto e le repliche dei consiglieri).
Su L’Arena di oggi il pezzo sulla discussione: dopo ieri pomeriggio abbiamo qualche speranza in più di poter fermare questa scelta miope e scellerata di riattivazione di un inceneritore (ma che potrebbero diventare 3, come recita il piano provinciale scritto parecchi anni fa e ora riconfermato completamente dalla VAS senza alcuna modifica).
Il Piano rifiuti si incaglia
dubbi anche da Lega e Pdl
PROVINCIA. Delibera in aula, centrosinistra contrario ma è la stessa maggioranza a frenare. E in piazza dei Signori parte la contestazione contro Ca’ del Bue
Si sente puzza di bruciato, mentre in Loggia di Fra’ Giocondo si sta discutendo il Piano provinciale dei rifiuti, malgrado l’inceneritore di Ca’ del Bue non sia ancora operativo. Chiare e inequivocabili le contrarietà del centinaio di manifestanti guidati da Daniele Nottegar, Mirko Simonaio e Sergio Mantovani all’esterno della Provincia, che urlano il loro mal di pancia, citando padre Alex Zanotelli a megafono spiegato: «Dio ricicla, il diavolo brucia».
Ma i dolori addominali striscianti in Consiglio provinciale sono più devastanti, pur se sussurrati. Sinistra e libertà, Idv, Pd e Udc ritengono il Piano datato e non lo voteranno con varie motivazioni. E incomincia a farsi strada anche negli alleati di centrodestra l’idea che i forni a griglia, per cui Agsm ha già fatto partire il bando di gara, non rappresentino la soluzione più gradita agli elettori veronesi.
La Lega Nord ha presentato una trentina di emendamenti e sembra imboccare la strada intrapresa dalla Provincia di Treviso, in cui il Carroccio ha assunto posizioni forti contro gli inceneritori.
E anche nello stesso Pdl qualcuno suggerisce che nel Piano regionale dei rifiuti non si parlava di tecnologie specifiche, ma semplicemente di rendere operativo l’impianto di San Michele.
Si prevede quindi che non basteranno due sedute del Consiglio per licenziare in quattro e quattr’otto la strategia dei prossimi anni sullo smaltimento dei rifiuti. «Il Ppr è datato 2007», si ribella il Pd, «non si è verificata nessuna delle ipotesi previste, ma ci si comporta come se tutto fosse come allora». «Un vero fallimento, dato che Ca’ del Bue doveva partire con i nuovi forni entro il 2010 con una nuova discarica all’interno dell’area dell’inceneritore e un nuovo sistema viario per l’accesso all’impianto dalla tangenziale. Si prevedevano poi, l’obbligo per l’Amia di verificare se altri termovalorizzatori fuori provincia fossero disponibili a bruciare i nostri rifiuti e che dopo il 2008, limite dichiarato per l’autosufficienza, si sarebbe cercato un nuovo sito di smaltimento. Il risultato è che i veronesi pagano una tra le tariffe più alte d’Italia. Occorre non fare finta di nulla, rivisitando criticamente il Piano del 2007», dice Vincenzo D’Arienzo, la cui linea di principio, pur se con differenti visioni è sposata anche da Sonia Milan (Idv) e Giuseppe Campagnari (Sinistra e libertà).
Infine, è stato presentato il nuovo segretario generale della Provincia, Giuseppe Giuliano.
Quasi tutte le regioni italiane stanno dicendo no al nucleare, persino Cappellacci in Sardegna e Bassolino in Campania, impugnando la legge nazionale approvata dal governo con un ricorso alla corte costituzionale.
E in Veneto?
Nella nostra Regione da tempo si discute della mancanza di un piano energetico, ma questo non ha fermato il governatore Galan a dare immediata disponibilità (pochi minuti dopo l’annuncio!) ad ospitare in Veneto una centrale nucleare del piano Berlusconi/Scajola.
Ma cosa ne pensano i nostri assessori e consiglieri regionali (oramai in piena campagna elettorale per le prossime elezioni di fine marzo)? Lo scorso 16 settembre si è tenuto un consiglio regionale con all’ordine del giorno una risoluzione contro nuovi impianti nucleari e a sostegno delle fonti rinnovabili. E’ intervenuto anche il “nostro” (nel senso di “veronese”) assessore regionale all’ambiente Giancarlo Conta.
La sua opinione? Sentite con le vostre orecchie e ditemi cosa ne pensate:
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Parte2:
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Mi chiedete allora quale sia l’alternativa al nucleare?
All’Italia non servono grandi centrali, ma tanti piccoli generatori di corrente collegati in rete fra loro per sfruttare al meglio il consumo di energia. E i dati del 2009 dimostrano che abbiamo un potenziale di “produzione verde” importante (20% dell’energia prodotta in Italia nel 2009 proviene da fonti rinnovabili!).
Se investiamo gli stessi soldi necessari a costruire le centrali nucleari e li utilizziamo per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, il Veneto può diventare un esempio virtuoso per tutta Italia!
Peccato(!) che alla fine della discussione sia stata bocciata la risoluzionepresentata dai consiglieri Gallo, Azzi, Berlato Sella, Bonfante, Diego Bottacin, Causin, Frigo, Marchese, Michieletto, Rizzato, Tiozzo, Trento, Atalmi, Bettin, Pettenò, Rossato, Franchetto e Zabotti “No alle centrali nucleari nel Veneto. Investire nelle energie rinnovabili”.
Se ne riparlerà con il prossimo consiglio regionale. Buon voto a tutti.
AGGIORNAMENTO (06/01/2010): Riceviamo da Daniele Nottegar, presidente di Verona Reattiva “Martedì 12 gennaio dalle 15,30 fino alle 16,30 attueremo un presidio in piazza Dante, presso la loggia di Frà Giocondo. Lo scopo è quello di manifestare pacificamente e correttamente contro l’inceneritore di Verona (cà del bue), per il quale il consiglio provinciale in quel medesimo pomeriggio discuterà la Vas, che è a…ppunto funzionale all’avvio del medesimo inceneritore. Pertecipiamo prima che sia troppo tardi. Poi ci toccherà tenerci l’inceneritore per almeno 25 anni con tutte le conseguenze!!!!”.
Leggete bene il testo della diffida (“Decisioni, studio di fattibilità e bando di gara per la costruzione dell’inceneritore previsto a Verona in località Ca’del bue. Diffida e preavviso di azione legale“), poi in sequenza ascoltate la denuncia della dottoressa Gentilini sugli “errori di traduzione” operati sul testo degli studi scientifici di riferimento per le autorizzazioni degli incenetitori italiani. A questo punto provate a riascoltare le dichiarazioni dell’assessore all’ambiente Giancarlo Conta.
Non molliamo. Nenanche nel 2010! Non ce lo possiamo permettere.
Un altro anno sta per passare, tante iniziative ci hanno coinvolto e non ci siamo mai tirati indietro partecipando con entusiasmo e con le risorse che avevamo.
Un ringraziamento e un augurio grande va sicuramente a tutti i cittadini che ci seguono e che ci hanno sostenuto.
Un augurio anche a tutte le amministrazioni che ci hanno impegnato in questo anno, a loro rinnoviamo la richiesta per un impegno e uno sforzo ancora maggiore di dialogo e di ascolto alle continue proposte che insieme agli amici di Nogara e di Vigasio porteremo (Villafranca, Nogara, Vigasio, Sommacampagna, Valeggio, Sanguinetto ed è solo l’inizio).
Altrettante sfide ci attendono ma continueremo il nostro sforzo di espandere l’informazione, di avvicinare i cittadini ai consigli comunali,
portando in rilievo sempre i temi legati alle nostre 5 stelle:
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