Ci siamo: dopo anni di denunce da parte di cittadini e comitati, dopo la stampa inglese e nazionale, dopo il servizio di Report su RAI3, la politica è chiamata ad assumersi la responsabilità della scelta del futuro della nostra amata Valpolicella.
Un territorio oramai trasformato in una monocultura intensiva per sfruttare la vocazione vinicola, pesantemente sotto attacco della speculazione edilizia (fatevi un giro a Negrar) e dalla minaccia di nuove “autostrade”.
Il futuro del cementificio-inceneritore della Cementirossi a Fumane rappresenta il futuro della Valpolicella e della concretezza dei proclami di politici di tutti i colori per una nuova vocazione turistica di questo territorio.
L’altra sera ho assistito a Parma alla prima nazionale del documentario “Il suolo minacciato” di Nicola Dall’Olio, prodotto in collaborazione con Legambiente, WWF, circolo “Il Borgo”, LIPU e “Le città invisibili”.
Quello del consumo di suolo fertile è un problema di cui raramente si parla. Come afferma nel documentario il climatologo Luca Mercalli, il suolo è normalmente percepito dalla gente comune come quella cosa fangosa che si incolla sotto le scarpe quando piove, e ti sporca i pavimenti.
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Non abbiamo più tempo, siamo sempre più in ritardo e non si può tornare indietro, ogni anno il peso da sostenere per salvaguardare la vita sulla terra in tutte le sue forme è sempre più grande; ogni specie che scompare si porta via con se qualcosa che non possiamo più permetterci di perdere.
Biodiversità vuol dire conservare lo stato dell’aria, dell’acqua e del posto in cui viviamo. Dobbiamo rispettare più che possiamo animali, piante, ecosistemi, abbiamo il dovere di fermarci e pensare a uno sviluppo diverso, la nostra vita è collegata a un filo molto sottile all’interno di un grande equilibrio che si sta piano a piano degradando.
AGGIORNAMENTO 01/02/2010: Castel del Giudice è un piccolo comune dell’Appennino molisano, in Provincia di Isernia, che testimonia come sia possibile scommettere, con successo, su un’agricoltura rispettosa dell’ambiente.
AGGIORNAMENTO 01/02/2010: Sarà un piccolo campo di 2-3 ettari, nel Comune di Vivaro (Pordenone), a ospitare, a partire da aprile, la prima coltivazione italiana di mais Ogm.
La nostra agricoltura sta vivendo un momento di grande crisi, ma non quella delle aziende, che investono parte dei loro utili per portare al consumatore un prodotto biologico e di qualità. Allora mi chiedo come mai, prima di tutto lo stato, ma anche la regione, arrivino a fare delle scelte che vanno esattamente nel verso contrario?
Il 19 Giugno 2009 è uscito il BUR n°50che parlava del fatto che era stato istituito un albo dei gruppi d’acquisto solidale, nel quale iscrivendosi si poteva godere di incentivi economici per premiare il consumo di produzioni alimentari locali e di qualità.
Il 13 Ottobre 2009 esce invece il BUR n° 84nel quale si integra nel settore ortofrutticolo e florifico nuove discipline per la l’agricoltura integrata.
Cercando informazioni in merito ho trovato questo:
“La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio”. (Maurizio Pallante)
Padova. Mele e pere vendute col trucco
Sequestrate 460 tonnellate
Bilitz in un’azienda, frutta priva dei documenti di tracciabilità
Prodotti di agricoltura convenzionale spacciati come biologici
PADOVA (26 settembre) – Oltre 460 tonnellate di frutta, tra mele e pere, sono state sequestrate dai funzionari dell’ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressioni frodi dei prodotti alimentari (Icqrf) del Ministero per le politiche agricole.
Il sequestro, operato dal personale dell’ufficio di Conegliano dell’Icqrf, è avvenuto in una azienda nel padovano, della quale non è ancora stata resa nota la ragione sociale, iscritta nell’elenco dei preparatori di prodotti da agricoltura biologica.
Ciclicamente nei pozzi che alimentano i nostri acquedotti compare l’atrazina. Il trattamento con carboni attivi garantisce la potabilizzazione (a parte il caso di Alpo di Villafranca del 2005: quella volta i filtri non c’erano e l’atrazina è finita nei rubinetti). Ma come mai questa sostanza è ancora in giro dopo tanti anni di esclusione dai trattementi ammensi in agricoltura?
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