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Stop al consumo di suolo

L’altra sera ho assistito a Parma alla prima nazionale del documentarioIl suolo minacciato” di Nicola Dall’Olio, prodotto in collaborazione con Legambiente, WWF, circolo “Il Borgo”, LIPU e “Le città invisibili”.

Quello del consumo di suolo fertile è un problema di cui raramente si parla. Come afferma nel documentario il climatologo Luca Mercalli, il suolo è normalmente percepito dalla gente comune come quella cosa fangosa che si incolla sotto le scarpe quando piove, e ti sporca i pavimenti.

Il suolo è in realtà la chiave della chiusura di moltissimi i cicli biogeochimici che interessano il nostro pianeta. E’ nel suolo che si chiude il ciclo del carbonio (e quindi il suolo ha un ruolo chiave nella compensazione delle nostre emissioni di CO2 ),  è sul suolo che noi spargiamo le deiezioni  dei nostri animali da allevamento, è il suolo che da vita alle piante che coltiviamo e di cui ci nutriamo.

Il suolo non è però una risorsa rinnovabile! Un po’ come per petrolio e carbone, occorrono tempi geologici perché a partire dalla nuda roccia il lavoro degli agenti atmosferici, della vegetazione, della micro fauna, consenta di ottenere quello strato di materiale fertile per noi così importante. I casi in cui alla presenza di suolo fertile si associano poi le migliori condizioni per il suo sfruttamento in agricoltura (assenza di pendenza, presenza di acqua per irrigare …) non sono poi molte.

Una volta ricoperta di cemento, un area agricola non sarà MAI PIU’ recuperabile! E allora perché il solo cambio di destinazione d’uso  fa schizzare alle stelle il prezzo di un metro quadrato di suolo?? Non è forse un controsenso? Perché l’escavazione di ghiaia è soggetta a tassazioni così irrisorie? Perchè ci stupiamo tanto se alla prima ondata di piogge i fiumi si ingrossano e colate di fango travolgono i centri abitati? Tutto ciò si chiama SCORRETTA GESTIONE DEL TERRITORIO!

Il documentario, che lascia per lo più parlare le immagini ed i protagonisti, è ambientato in Emilia Romagna, e mette alla luce come da “Food Valley” questa zona si stia lentamente trasformando in “Gru Valley”, proprio a seguito delle continue politiche speculative perpetrate in questi anni. I capannoni sorgono come funghi, per rimanere il più delle volte inutilizzati. Dai pochissimi dati disponibili in Italia, si evince ad esempio che nella sola provincia di Parma viene consumata ogni giorno un area di suolo pari a circa 1 campo da calcio (6000 m2) . Oltre l’80% dei suoli consumati ricade inoltre in aree di Classe I o II, ovvero i migliori suoli di cui disponiamo dal punto di vista della fertilità. Il tutto a fronte di una popolazione che aumenta in modo irrisorio e della presenza di enormi aree urbane-industriali degradate ed inutilizzate che potrebbero essere valorizzate e riqualificate.

Di tutto ciò ciò si dovrebbe tener conto sia in sede di approvazione di maxi-progetti come il “Motorcity” (con i suoi 4.5 milioni di m2 di suolo interessati !!), sia a livello di enti locali in sede di  sviluppo dei piani regolatori comunali.

Michele

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1 comment to Stop al consumo di suolo

  • Grazie Michele un ottimo servizio….il consumo di territorio che avrà il Motorcity preoccupa e non poco, il riso che mangio biologico arriva da Trevenzuolo, perciò mi chiedo chissà che fine faranno tutte quelle aziende che hanno grande rilevanza per la produzione biologica certificata specialmente nel Veronese. Sarà questo quello che intendiamo per sviluppo? riflettere di più sulle scelte che si fanno sul territorio specie se irreversibili, forse sarebbe meglio, ma sembra che ci pensiamo solo a danno fatto.

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