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Renato Mannheimer, permette una domanda? Siamo blogger

Sabato scorso a Nogara, oltre a Gianni Letta, ho potuto fare una domanda al sondaggista Renato Mannheimer. Lo scorso marzo, nel pieno dello scontro tra il sindaco Tosi e il Comitato NO Traforo (con tanto di querela al presidente Alberto Sperotto), Mannheimer propose a Tosi un suo sondaggio sostenendo che costava meno ed era più efficace di un referendum.

Ho chiesto un commento alla risposta del sondaggista di “Porta a Porta” a Paolo Michelotto.

Con l’occasione permettetemi di fare i complimenti a Paolo e a tutta la lista Più Democrazia a Rovereto che con grande competenza ed energia ci stanno insegnando le buone pratiche della democrazia partecipata.

E mentre si discute di sondaggi, oltre al grandissimo successo della raccolta firme per i 3 referendum a difesadell’acqua pubblica, un altro referendum può essere realizzato a Verona.

Un enorme in bocca al lupo a Alberto Sperotto e a tutto il comitato NO TRAFORO: la raccolta firme per l’unico quesito referendario ammesso sta andando benissimo.
Questo weekend l’obiettivo è arrivato a 6500 firme su 7500 minime da raggiungere entro fine mese.

CITTADINI DI VERONA: ANDIAMO A FIRMARE!!!!

Ancora GRAZIE a Mirco Moreschi e Marco Motterani per avermi voluto come inviato di NogaraOnLine!

La parola a Paolo, che mi risponde dal blog:

L’amico Carlo Reggiani mi ha mandato un video in cui il sondaggista di Porta a Porta e del Corriere, Mannheimer dice che sarebbe meglio fare un sondaggio piuttosto di un costoso referendum.  E chiede la mia opinione.

Il sondaggio è una somma delle risposte ottenute da cittadini che non hanno tempo di pensare a questioni complesse, che vengono facilmente manipolati dalla forma con cui viene posta la domanda  e che vengono sollecitati a rispondere in fretta e che comunque sanno che i risultati non avranno nessuna influenza sulle decisioni.

I referendum sono strumenti di democrazia diretta, attivati con enorme fatica dai cittadini, ostacolati dalla istituzioni, in cui vanno a rispondere solo i cittadini interessati (e perché bisogna far decidere a chi non interessa nulla? In una assemblea condominiale decide chi partecipa, non chi non va), dopo aver ascoltato le varie opinioni a favore e contro e dopo essersi confrontati con altri cittadini e mezzi di stampa. L’affluenza bassa in Italia, ai referendum è un effetto della presenza del quorum, ostacolo pensato dagli amministratori per poter invalidare sistematicamente i referendum con l’invito all’astensione. Dove non c’è il quorum come in Svizzera, in California, in Baviera (al 15%) l’affluenza è significativamente più alta.

Si potrebbe informare i cittadini anche prima dei sondaggi, come dice Mannheimer, ma non c’è un solo caso al mondo dove questa ipotesi teorica sia stata fatta, tranne nei Sondaggi Deliberativi, che però sono tutt’altra cosa di quelli che vuole fare Mannheimer. Al contrario l’uso distorto e manipolatorio che Berlusconi e prima di lui Bush e Blair ad esempio hanno fatto con i sondaggi realizzati da aziende attente al denaro dei committenti più del risultato scientifico, dimostra che i sondaggi possono essere pericolosi strumenti che rafforzano il potere di chi già ce l’ha.

Se il problema è il costo per la democrazia per realizzare un referendum, basta realizzarlo per via postale come avviene all’80% a Zurigo o come avviene al 100% nell’Oregon. La verità è che dietro la motivazione che i referendum costano, la classe politica che ci amministra che non ha nessuna remora di spendere per rimpinguare le casse dei propri partiti e le proprie personali, nasconde ipocritamente la paura che uno strumento di democrazia diretta troppo efficace nella mano dei cittadini, mostri che in realtà i cittadini non amano i provvedimenti  che gli amministratori attuano.

Paolo Michelotto

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5 comments to Renato Mannheimer, permette una domanda? Siamo blogger

  • Marco

    Salve, sono un cittadino di Verona che si è imbattuto con entusiasmo nel vostro blog. Entusiasmo purtroppo smorzato dal consueto schieramento degli articoli: “No al traforo”, “No alla privatizzazione dell’acqua”, “Beppe grillo a Verona”, e via dicendo, che si aggiungono al coro dei vari blog sul sociale.

    In Italia è difficile (quasi impossibile) trovare associazioni e luoghi di incontro che lasciano da parte i soliti battibecchi e faziosità politiche, i più sembrano essere passivi ripetitori dei temi del PD.

    Sarebbe bello un giorno vedere un sito, un luogo di incontro (virtuale o reale) che stimoli il dibattito e il confronto anzichè fare da portavoce alle campagne anti-governo della sinistra. Sarebbe bello mettere da parte gli schieramenti e portare avanti assieme azioni concrete a favore dell’ambiente, delle nostre città.

    Marco

    • Caro Marco

      Mi spiace deluterti ma noi con la “sinistra” non abbiamo proprio nulla a che fare.

      Siamo dalla parte dei cittadini perche’ siamo cittadini!
      Cittadini che si impegnano per cambiare il modo con il quale “la politica” sta amministrando il bene comune.

      Siamo convinti che serve informazione e partecipazione per migliorare questa nostra Italia. Non basta sedersi dietro una tastiera o dietro le colonne di un giornale (fatalmente schierato) per sparare contro a prescindere. Servono strumenti per capire, approfondire, proporre e partecipare.

      Quindi caro Marco sei il benvenuto! Continua a seguirci e a dare i tuoi contributi.

      Carlo

  • Marco

    Carlo, grazie per la celere risposta. Mi riferivo in particolare ai primi due post che mi sono balzati all’occhio, ovvero quello sulla privatizzazione della rete idrica e questo a cui commento sul traforo. Personalmente sono favorevole ad entrambi. Alla privatizzazione (e alla concorrenza) come strumento per contrastare l’emorragia dei conti pubblici e fornire un servizio migliore. Al traforo in quanto sono convinto sia un’opera indispensabile alla città di Verona.

    Sulla questione del traforo mi vorrei soffermare un istante (dato che di questo si parla in questo post): premetto che dopo aver letto i depliant del comitato anti-traforo e dopo aver visto il video dai toni “catastrofici” – http://www.traforo.it/traforo_delle_torricelle__no_allautostrada_in_città/progetto.html – ero ad un passo dal firmare la petizione.

    Poi mi sono chiesto: cosa so veramente di questo traforo? Mi sono preso mezzora di tempo per leggere la documentazione: progetti preliminari, relazione sugli studi di fattibilità, percorso e alla fine ho cambiato idea. Non ho più firmato. Perchè?

    1. Tracciato e ambiente circostante: è vero che il traforo passa a poche decine di metri (50, 100, vado a memoria) da alcune strutture pubbliche come scuole e piscine, cosa che farebbe votare a chiunque contro il traforo. Quello che però non viene detto negli opuscoli è che il passaggio del traforo in quelle zone è completamente *in trincea*, ovvero sotto terra, quindi tenendo rumore, gas e auto lontani da chi si trova in quelle zone.

    2. Inquinamento: attualmente milioni di macchine per attraversare la città da est a ovest attraversano il centro storico di Verona (la zona di Veronetta che costeggia l’Adige in prossimità del Teatro Romano e di Ponte Pietra è considerata centro storico se non sbaglio) a passo d’uomo. Questo comporta un altissimo inquinamento in zona cimitero monumentale, piazza isolo, lungadige teodorico, san giorgio, via mameli. Il traforo aiuterebbe a spostare questo traffico in un tunnel a veloce scorrimento (90 km/h), dotato di impianti di trattamento dei fumi sia all’entrata che all’uscita. Meno inquinamento quindi (scorrimento) e trattato.

    3. Numero di veicoli: si parla di autostrada in città, del numero di macchine in transito che raddoppierebbe. Sinceramente sono scettico su questo aspetto. Se è vero che un certo numero di persone potrebbe decidere di prendere la “tangenziale nord” anzichè quella sud, è anche vero che in un paese a crescita zero i veicoli non raddoppiano dall’oggi al domani. Al massimo si spostano da un’arteria ad un’altra, e credo sarebbe utile farlo a favore del centro della città.

    4. Falde acquifere: questo è il punto più delicato. Attraversando la parte sud delle Torricelle (Quinzano, Avesa, Pindemonte) cè la possibilità che il traforo intercetti una o più falde acquifere. Non sono un tecnico, ma so che il problema è tecnicamente affrontabile con well points e trincee drenanti. In questo caso sarei assolutamente d’accordo ad una azione collettiva per fare pressione al sindaco in modo da avere maggiori garanzie

    Purtroppo quello del traffico è un problema serio, specialmente a Verona. Sicuramente “non facendo” non si corrono rischi, tutto resta tale e quale a prima, ma nemmeno si migliora la situazione. Credo sarebbe più utile insistere sulla quantità (in termini di budget) di investimenti necessari a garantire la salute delle falde e la buona riuscita del progetto.

    Concludendo, mi stupisce come Sindaco e Comitato anti-traforo siano barricati dietro le proprie posizioni, il primo non accettando un incontro con i cittadini per illustrare e discutere il progetto, il secondo non avendo nemmeno attivato un forum pubblico dove informarsi e partecipare con uno scambio di opinioni sul traforo (gli strumenti per capire, approfondire, proporre e partecipare di cui parlavi).

    Mi scuso per eventuali errori, mancanza di maiuscole o omissioni, buona giornata e buon lavoro.

    Marco

  • Ci sono due livelli di analisi della questione:

    1. Partecipazione dei cittadini alle scelte che impattano sul contesto ambientale e sociale oltre la propria generazione (quale citta’ lasceremo ai nostri posteri)

    2. Quale sistema urbano stiamo disegnando? Quale idea di citta’ abbiamo?

    La mia domanda a Mannheimer verteva sul primo punto, ossia quale sia il sistema più adeguato per permettere agli amministratori di operare delle scelte le più possibili condivise con i cittadini soprattutto in un’ottica di evoluzione del tessuto urbano del nostro territorio. Il nostro sindaco sostiene che i cittadini con il voto hanno approvato tutto il suo programma elettorale (che nel caso particolare comprendeva si’ il traforo delle torricelle, ma non con questo percorso). I cittadini si organizzano in comitati e associazioni per dire all’amministrazione che quell’opera non serve alla citta’, motivando questa testi, e chiedono di coinvolgere i cittadini con un referendum per poter discutere e decidere insieme su questa scelta importante. Poi salta fuori il sondaggista che prova a buttarla sul tema del “costo della democrazia” sostenendo che si’ il parere dei cittadini e’ importante, ma che il sondaggio costa meno di un referendum e ha piu’ valore. Poi ci siamo noi di Verona5Stelle che sosteniamo che il referendum e’ uno strumento di democrazia partecipata che farebbe tanto bene alla nostra democrazia, ancora di piu’ se si togliesse il quorum e si permettesse il voto per posta (sono cose che accadono fuori dall’Italia, anche se e’ difficile crederci!).

    Sul merito della validita’ del progetto, quindi se il traforo e’ utile o meno… decidiamo che citta’ vogliamo! Partiamo da una costatazione: il resto d’Europa sta diminuendo l’uso dell’auto privata in favore di mobilita’ pubblica o comunque non basata su mezzi a motore. Abbiamo dei livelli di inquinamento oramai oltre ogni ragionevole limite di allerta sanitario. Vogliamo davvero credere che il futuro di Verona sia basato su nuove strade?

    A questo serve il referendum: a far partire una discussione ed ad una presa di coscienza da parte di tutti di dove stiamo andando.

    Purtroppo il passante autostradale a nord della citta’ non risponde a necessita’ di chi vive la citta’ e va a intervenire in uno dei pochi luoghi ancora salvi dalla cementificazione.

    Siamo sicuri che possiamo permettercelo questo traforo (senza parlare di quanto ci costera’, alla faccia del costo zero tanto decantato dal sindaco)?

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