Vi invitiamo a partecipare all’incontro organizzato da VERONA REATTIVA!
Un bel titolo accattivante per l’articolo pubblicato su dell’Arena di qualche giorno fa:
SMALTIMENTO RIFIUTI. Bilancio dell’Amia, che dal luglio del 2008 ha in gestione l’impianto
«Raccolta differenziata Verona prima in Italia»
Paternoster: «Siamo al 48 per cento, nessuno come noi nelle grandi città. E grazie a Ca’ del Bue i veronesi risparmiano 3 milioni l’anno»
«Grazie a Ca’ del Bue i veronesi risparmiano tre milioni di euro l’anno e altrettanti li risparmiano i residenti nei 34 Comuni consorziati». Parola di Paolo Paternoster, presidente dell’Amia, azienda partecipata al 100 per cento dal Comune, che dal primo luglio 2008 ha in gestione l’impianto di separazione. «Il bilancio di questa esperienza», aggiunge, «è estrememente positivo sia in termini di risparmio che di selezione dei rifiuti, tanto che Verona, grazie alla raccolta differenziata è arrivata al 48 per cento di materiali riciclati, un risultato che ci pone in testa, a livello nazionale, alle città con pari numero di abitanti». E il minor costo di smaltimento della spazzatura potrebbe significare una diminuzione della tariffa, la Tia, che i veronesi pagano per il servizio.
Attualmente, all’interno del termovalorizzatore i cui forni sono spenti da tempo, funzionano le linee per la preparazione del Cdr, materiale combustibile che serve per la produzione di calore e che viene smaltito dall’azienda alimentare Riso Scotti di Pavia, e di materiale organico che il gruppo Era di Bologna trasforma in fertilizzante agricolo. Tale attività è ripartita lunedì dopo tre mesi di stop per manutenzione straordinaria. «Due flussi su tre», fa sapere il direttore generale Giampietro Cigolini, «sono finalizzati al recupero: in discarica va solo il 35 per cento dei rifiuti, circa 200 tonnellate al giorno su 700».
La presa in gestione di Ca’ del Bue, assicurano i vertici di Amia, ha evitato che l’emergenza rifiuti scoppiata dopo la chiusura nell’agosto 2006 della discarica di Ca’ Filissine a Pescantina e di quella di Torretta di Legnago, nel gennaio 2009, avesse conseguenze più gravi. «Per tre mesi», ricordano Paternoster e Cigolini, «abbiamo portato i rifiuti nella discarica regionale di Sant’Urbano, nel Padovano, ad un costo di 114 euro a tonnellata, tariffa che sarebbe aumentata di 50 euro dopo 90 giorni e di altrettanto dopo altri tre mesi, per cui, se fossimo rimasti lì, avremmo finito per pagare una cifra di 214,32 euro a tonnellata, mentre, grazie a Ca’ del Bue ne paghiamo 140, quindi, fatti i calcoli, grazie a Ca’ del Bue risparmiamo qualcosa come 6 milioni euro: tre per quanto riguarda il Comune di Verona e tre nel 34 Comuni del consorzio Quadrilatero ovest. Qualche esempio? In quasi due anni a Lazise hanno risparmiato 370mila euro, a Bardolino 230mila, a Villafranca 600mila, a Sona 130mila… quindi si può dire che Ca’ del Bue ha assunto un ruolo centrale per una stabilizzazione delle tariffe».
Oltre a ciò, Paternoster afferma che gli impianti che l’azienda gestirà fino all’avvenuta ristrutturazione dei forni, «garantiscono una recuperabilità dei due terzi dei rifiuti, quindi il nostro auspicio è che continui ad essere un punto di riferimento per tutta la provincia, anche per metterci al riparo», sottolinea, «da altre eventuali emergenze».
Per quanto riguarda la raccolta differenziata, all’Amia assicurano che «le difficoltà nate a Quinzano dopo l’introduzione della raccolta porta a porta saranno superate, con una progressiva messa a punto, nel giro di un paio di mesi». E Paternoster fa l’esempio di Parona «dove», assicura, «dopo aver cominciato con il porta a porta lo scorso 7 settembre, siamo ormai arrivati all’80 per cento di raccolta differenziata». E.S.
Ma in realtà per i cittadini di Verona e provincia c’è ben poco da festeggiare: il “risparmio” tanto decantato dai nostri amministratori oggi è pochissima cosa rispetto ad una vera gestione del ciclo a RIFIUTI ZERO. Invece di mandare i rifiuti sotto forma di CDR per essere inceneiriti nell’impianto a biomassa(!) dell’azienda Riso Scotti (che fra l’altro è all’interno di un dossier non molto rassicurante) dobbiamo puntare verso la una raccolta porta porta spinta su tutto il territorio, con un sistema in grado di alimentare vari centri di riciclo “modello Vedelago” (riciclo al 97%, secco compreso!) e qualche impianto TMB. I nostri amministatori invece si ostinato a voler distruggere materie prime come fa il termodistruttore di Pavia! Il materiale che viene bruciato come CDR può diventare, attraverso un semplice procedimento di estrusione a freddo, un materiale molto ricercato (e pagato!) in edilizia, ma anche per per produrre bancali, limitatori di velocità, fondi per sedie etc… Eliminare le discariche (le ceneri prodotte dagli inceneritori sono rifiuti tossico nocivi da mettere in discarica!) e evitare di impestare l’aria aggiungendo nanopolveri molto pericolose per la salute E’ POSSIBILE con anche un importante guadagno economico per tutti i cittadini!
E la sicurezza di questi impianti di incenerimento? Pensate che la Riso Scotti Energia Spa, aveva preso il premio innovazione nel 2004 come miglior impianto a biomasse da Legambiente nel 2004, nell’ottica di generare energia elettrica e vapore riutilizzando gli scarti della lavorazione del riso (Lolla).
Ecco dove sta il grande punto interrogativo di questo tipo di impianti, che nascono dapprima come piccoli impianti a biomasse per essere poi convertiti in veri e propri termodistruttori che bruciano anche rifiuti e che non hanno niente a che fare con quello per cui sono nati originariamente. Lo stesso impianto che sarebbe nato anche a Nogara anche se molto più grande e che ora è in discussione per Sanguinetto.
Cari Veronesi sappiate che indirettamente il vostro risparmio non sta assolutamente incentivando la salute di tanti cittadini, come potrebbe fare e in maniera migliore se si praticassero scelte diverse.
Per cambiare le cose occorre coraggio e volontà, la troveranno i “nostri dipendenti” che si stanno occupando della filiera del rifiuto?
Simone Bernabè









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